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RETE SALUTE

Rete Salute

Rete Salute intesa come strumento di cambiamento

Obiettivi e finalità di un’organizzazione come questa non possono limitarsi a fornire terreno di coltura per studi e suggerimenti, ma, utilizzando capacità di studio ed integrazione delle informazioni, andare al di là del pleonasma e del lapalissiano, innescando le coscienze che intendono attivarsi e le modalità con le quali tali spinte sono in grado di invertire la marcia.

Non è più possibile ascrivere semplicemente il disastro e lo stallo in cui siamo franati a logiche, poteri lobbystici,  vincoli istituzionali: è necessario, novelli Caronte, traghettare i livelli decisionali nel mondo delle capacità concrete.

La Rete deve lavorare non solo alle idee, ma anche alla capacità di concretizzarle.

Si ritiene assolutamente retorico e pleonastico affermare che il cambiamento non è più procrastinabile.

Il primo cambiamento non è tecnologico o organizzativo: è culturale, mentre il grande assente è, come sempre, la pianificazione

Allo stato attuale appare necessario adottare soluzioni nuove, innovative, e, perché no, creative, evitando le strade già percorse, che finora hanno condotto a risultati insoddisfacenti.

Non si può più pensare a progetti isolati: ogni progetto è un tassello di una strategia che tende a raggiungere gli obiettivi generali, e, come tale, deve prevedere la propria interazione con l’insieme dei processi e, soprattutto, deve essere approvato sulla base di una pianificazione completa, la cui attuazione può essere graduale, ma deve essere progettata a monte.

Alcune delle principali inefficienze sono dovute a:

arretratezza tecnologica;

carenza e disomogeneità risorse umane;

carenza di figure di top e middle management, o mortificazione di quelle esistenti;

assenza di piani formativi di scambio, di confronto, di stage nazionale e internazionale per il management.

Il risparmio non può essere assolutamente disgiunto da policies di investimento, riqualificazione, ottimizzazione; laddove le funzioni operative e quelle economico-finanziarie siano attribuite ad entità diverse, c’è bisogno di un lavoro di squadra senza il quale difficilmente si possono risolvere i problemi.

Al di là di divergenze o convergenze politiche, alle Istituzioni spetta il ruolo propulsivo in tutti i settori di intervento, con progetti che, ribaltati sugli Enti Locali e sulla collettività, consentano economie di scala significative.

Rete Campania Salute: alcune proposte concrete e coraggiose

Senza voler riportare quelle che si può ragionevolmente ritenere non siano risolvibili in autonomia, possiamo citarne alcune sulle quali si possono attivare delle leve che tendano a ridurre o, se possibile, ad eliminare i problemi; anche qui, come un ritornello, “conditio sine qua non” è la volontà, ma soprattutto la capacità di governare processi coraggiosi che inneschino un volano virtuoso.

I problemi più grandi riguardano sicuramente la scarsità di risorse finanziarie, l’abnorme disoccupazione, la povertà diffusa, la mobilità eccessiva, l’assenza di strumenti che senza pudore si possono definire elementari, l’improcrastinabilità di un rinnovo della classe dirigente.

Nessuno si sogna di dire che la soluzione di tali problemi è banale o rapida o scontata: tutt’altro, anche perché la china su cui siamo scivolati negli ultimi vent’anni ci costringe a lavorare in salita, superando difficoltà che altrove non esistono più da tempo immemore, dovendo porci obiettivi preistorici ad altre latitudini.

Se scontiamo un gap di venticinque anni, come qualcuno ha affermato, la “politica dei piccoli passi” non è adeguata al recupero di tale scarto: è necessario correre e la tecnologia, lo strumento tecnologia, può aiutarci parecchio. E’ necessario scavalcare delle fasi, come, ad esempio, hanno fatto i cinesi, che non si sono nemmeno sognati di accompagnare la crescita vertiginosa da loro impressa al Paese con l’installazione di milioni di Km. di cavi telefonici, saltando direttamente alla tecnologia cellulare.

E’ bene chiarire che non deve essere attribuito ai mega progetti, spesso peraltro inutili, il ruolo di leva economica della ripresa; in realtà abbiamo davanti agli occhi migliaia di piccoli problemi la cui soluzione, ovviamente facile, può dare, alle prossime generazioni, lavoro sostenuto economicamente dai risparmi diretti e indiretti conseguiti proprio grazie all’applicazione di tali  deliberazioni. Semplici esercitazioni di “problem solving” applicato alle difficoltà quotidiane hanno dimostrato che ogni intervento dà origine ad economie, migliora la qualità della vita, genera occupazione, riduce i rischi e le dispersioni, rimette in moto il sistema produttivo.

Mobilità.

L’obiettivo prioritario è quello di ridurre l’immane mobilità cui la popolazione è costretta da sistemi borbonici di gestione del pubblico; a tale scopo ci sono numerosissimi interventi, quasi tutti basati sull’utilizzo delle reti telematiche e telefoniche, dei sistemi evoluti e delle piattaforme logistiche, la cui assenza di fatto rende inutili anche i pochi interventi fatti. Rientrano in questa categoria soluzioni che da decenni avrebbero dovuto essere implementate.

Spending review.

Senza soffermarsi sul fatto che il significato del termine review è analisi, critica,  esame, rassegna, recensione, revisione, riassetto, ma non taglio, è evidente che mutilazioni lineari non risultano per niente efficaci, anzi, in molti casi, aumentano la spesa. Nella Sanità i tagli sinora effettuati hanno prodotto risultati di scarso rilievo, ma, soprattutto,  hanno provocato l’abbassamento dei livelli essenziali di assistenza, con una ricaduta immediata ed automatica sulla salute delle persone e quindi sulla spesa sanitaria. Basti pensare al problema della mobilità passiva, direttamente imputabile ai tagli e, di conseguenza, al minore livello qualitativo dell’assistenza. Tuttavia la cosa più eclatante è che si possono attivare politiche che, senza nemmeno turbare delicati equilibri, possono generare economie logaritmiche rispetto a quelle sin qui conseguite.

Non più procrastinabile, la crudele voracità del risparmio, di questo Moloch cui si è pronti a sacrificare tutto, può essere soddisfatta in altri modi. Volendo mantenersi negli angusti ma invalicabili confini del bilancio, è possibile, attraverso l’introduzione di tecnologie avanzate, testimoniabili in centinaia di casi acclarati, generare minor costo, e, se del caso, maggior ricavo, mediante la deterrenza, l’individuazione e la soppressione di costi impropri, la razionalizzazione degli acquisti, la riduzione se non l’eliminazione di numerose categorie di sprechi, il recupero di  ore lavorate perdute o mal utilizzate, il restringimento del contenzioso, una minore perdita di ricavi dovuta a incapacità o impossibilità di gestire fenomeni complessi, una minore dispersione dovuta a mancanza di controllo, maggiori economie di scala, minori perdite per incuria o dolo, maggiori ricavi da attività mai svolte, ottimizzazione della logistica, appeal ad investimenti di terzi,  ricorso a nuovi strumenti finanziari e progettuali, e tanto altro ancora. Il risparmio attiene anche la sfera del bilancio energetico, di quello sociale e ambientale, piuttosto che di costume, e, pertanto è di difficile redazione; è facile, tuttavia, ritrovare le formule logaritmiche di risparmio dovute a riduzione degli spostamenti, prevenzione, diminuzione dell’inquinamento di ogni tipo, digitalizzazione dell’informazione, capillarizzazione della stessa, eliminazione della ridondanza inutile di controlli, risparmio energetico, riduzione delle ore lavorative perse e tanti altri fattori ciascuno dei quali ha un peso importantissimo per la comunità, al punto che l’effetto riverbero di risparmi indiretti ha dimostrato nel tempo di valere anche trenta volte quelli diretti, per cui, per ogni euro risparmiato direttamente, si può ipotizzare che la collettività ne economizzi altri ventinove. Per risparmiare bisogna a volte tagliare a volte investire, ma, nel secondo caso, con appositi piani finanziari, il costo di bilancio può risultare inferiore al risparmio, garantendo immediatamente economie di gestione.

Il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini si attua a volte scoprendo che è possibile utilizzare risorse stanziate per uno scopo anche per un altro, o con implementazioni a sistemi già adottati che possano essere ripagate dagli utilizzatori o innestate con progetti di “sharing revenue”; un esempio per tutti: se ho installato sistemi di sorveglianza video, posso associare ad essi molte altre funzioni che apparentemente richiedono progettazione e investimenti diversi.

Anagrafe centralizzata.

Sappiamo tutti che le forze dell’ordine sono in grado di conoscere in tempo reale, di un soggetto giuridico o di una persona, innumerevoli informazioni contenute in basi dati che risiedono nei posti più disparati. Non è necessario, quindi, fondere le anagrafi di Comuni, ASL e altre entità, o centralizzarle, o creare una super-anagrafe: basta adoperare il concetto, esistente da molto tempo in sanità, dell’APC (Anagrafe Pazienti Centralizzata), una super-anagrafe che si limita a censire tutte quelle esistenti e a comunicare con esse.

Certificazioni e documenti.

Premesso che il mito irraggiungibile della certificazione online è di per sé un paradosso, in quanto la certificazione va eliminata, sia con l’autocertificazione, sia sfruttando il principio testé enunciato, in base al quale i dati debbono essere a disposizione di coloro cui servono, senza la faticosa intermediazione del cittadino, è obbligatorio, e peraltro facile, sopprimere la necessità di produrre certificati, con evidenti giganteschi vantaggi: meno benzina, meno inquinamento, meno traffico, meno ore lavorative perse, meno disagio, meno carico patologico, meno ospedalizzazione, meno ricorso a cure e farmaci, e così via.

Sistemi Informativi unificati.

Per fornire un campione di indagine significativa, basti pensare che nelle diciotto strutture pubbliche campane esistono almeno nove sistemi informativi diversi, polverizzati a loro volta in centinaia di applicativi di diversi fornitori; la realizzazione di un Sistema Informativo unico consentirebbe un risparmio diretto, in un quinquennio, di  almeno 120 milioni, utilizzabili per implementare soluzioni non attivate per mancanza di fondi. E’ pleonastico sottolineare che le risorse impegnate mantengono i livelli occupazionali e la presenza di aziende anche a fronte di una diversa distribuzione delle risorse economiche a disposizione. Ovviamente il risparmio indiretto, derivante dall’efficientamento reale del sistema, è almeno cinque volte superiore.

Fascicolo sanitario unificato.

L’adozione del fascicolo sanitario unificato, altrimenti detto Chimera, è uno dei principali argomenti delle varie Agende Digitali: peccato che avrebbe dovuto essere operativo almeno 15 anni fa! Meglio che non ventili l’anacronistica centralizzazione dei dati, limitandosi a collegarsi a tutti i punti in cui un paziente è afferito a qualunque titolo.  L’attuazione di tale progetto garantisce economie notevoli soprattutto con riguardo al malpractice, al ricorso generalizzato alla ospedalizzazione e alla possibilità di domiciliazione delle cure. Altri benefici che ne derivano nascono dalla tempestività degli scambi informativi, dalla disponibilità delle informazioni raccolte in precedenza, dal supporto decisionale che tende a ridurre insicurezze e errori, dalla riduzione delle duplicazioni di indagini, dalla migliore gestione dell’informazione e delle conoscenze, dalla maggiore efficienza e migliore uso delle risorse, dalla ottimale gestione dei passaggi di responsabilità, dal governo clinico, avendo posto il processo di cura al centro dei processi.

Domiciliazione cure.

Ecco un esempio in cui, senza nemmeno bisogno di investimenti elevati, sia mediante il ricorso al noleggio, sia mediante il project financing, il risparmio è immediatamente percepibile in rapporto alla decongestione del sistema sanitario, i cui costi sono in gran parte imputabili all’affollamento, e quindi all’utilizzo indiscriminato di diagnostica e farmaci. Le aree di applicazione sono numerose, e vanno dall’ADI (assistenza Domiciliare Integrata) all’ADO (assistenza Domiciliare Ospedaliera), includendo gestanti, dimessi, allergici, cardiopatici e molti altri.

Percorsi di cura innovativi.

L’aumento dell’età media e l’incidenza di patologie croniche impongono la necessità di pensare a nuovi modelli assistenziali, spostando l’attenzione da una programmazione volta unicamente alle acuzie, ad una programmazione volta alla cronicità. Il declino del sistema sanitario, sotto gli occhi di tutti, impongono, inoltre, la necessità di integrare alle figure sanitarie, figure di estrazione umanistica e di integrare, ai sistemi di cura tradizionali, percorsi di cura innovativi attraverso una presa in carico globale del paziente e della sua famiglia attraverso l’aiuto concreto e stabile delle Associazioni di pazienti e familiari di riferimento valore imprescindibile per il raggiungimento di un reale  benessere.

Centralizzazione Laboratori di Analisi.

Se si pensa che i laboratori di analisi pubblici sono dell’ordine delle centinaia, è facile sognare iperbolicamente un unico laboratorio robotizzato regionale, o, almeno a un laboratorio per Provincia. Dal momento che una catena robotizzata produce da sola quanto tutti i laboratori esistenti e premesso che è diffusissimo il fenomeno dei prelievi effettuati da personale delle strutture pubbliche, si tratterebbe di effettuare i prelievi a domicilio, facendo poi convergere i campioni, tramite una piattaforma logistica di grande livello, se necessario gestita da privati, nel laboratorio centralizzato, il quale, in tempi mostruosamente più ristretti di quelli attuali, restituirebbe i referti all’utenza. Ovviamente rimarrebbero i laboratori ospedalieri di urgenza. Il risparmio è dell’ordine di centinaia di milioni, senza sacrificare l’attuale occupazione e senza alterare, se non in termini di positiva competitività, il rapporto con i centri privati. Non è necessario investire, in quanto si può utilizzare il project financing, che, a fronte di una quota dell’attuale costo per analita, fornisce macchine, impianti, ristrutturazioni, reagenti, magazzino e personale di supporto. Come sempre, il risparmio per la collettività sarebbe costituito dall’eliminazione della mobilità connessa a tali pratiche sanitarie, dell’ordine di milioni di spostamenti per prescrizioni, prelievi e ritiri, con vantaggi economici facilmente intuibili.

Ammodernamento degli elettromedicali.

Il segmento degli Enti Pubblici soffre di una strana sindrome: il paradosso bloccante. Il Cliente, all’improvviso, non ha più risorse economiche e quindi finanziarie, per cui, di fatto, non compra più; dall’altra parte, di riflesso, il Fornitore non vende più, provocando ulteriori flessioni occupazionali. Tuttavia, ad un attento esame, si scopre che il costo di esercizio di un determinato settore, all’interno delle aziende clienti, è alto e spesso lo è per via delle ancestrali inefficienze. E’abbastanza agevole, dunque dimostrare che l’introduzione di innovazione a 360° porta ad un efficientamento che, senza contare l’investimento e la sua correlata capacità finanziaria, in termini di esercizio può garantire interessanti economie di gestione.

Qual è la componente che potrebbe mettere in moto questo meccanismo virtuoso? La finanza, che, mi si risponderà, è proprio la grande assente nella pubblica amministrazione; vero, ma spesso è presente proprio nei fornitori o nel settore creditizio che non eroga finanziamenti ad Enti, ma potrebbe farlo ad Aziende. Questo non trascurabile aspetto restituisce ai grandi player, siano essi dotati di capacità finanziaria autonoma, o siano in grado di muovere le grandi leve del mondo finanziario, l’iniziativa, che, senza distruggere il tessuto delle PMI, finora concorrenti vincenti per i motivi che sappiamo, ma adoperandolo, si potrebbe dire assoggettandolo, è appannaggio solo di chi presenta le garanzie suddette.

Nella Sanità c’è un’alta obsolescenza del parco apparecchiature dovuta proprio all’incapacità finanziaria di cui si parlava; per cui abbiamo un trasferimento alle varie strutture sanitarie da parte delle Regioni pari a tot euro per prestazione ed un costo delle strutture stesse più alto del trasferimento, a causa di obsolescenze, inefficienze, insufficienza di risposta tecnologica. Se prendiamo ad esempio la diagnostica per immagini, scopriamo che sua distribuzione sul territorio è assolutamente disomogenea e l’obsolescenza tale da costringere spesso a spostare i pazienti (quelli che non vanno in mobilità volontaria per paura o per l’attesa) presso altre strutture, con costi che superano di gran lunga – anche del 50% – la relativa rimessa regionale.

Dall’altra parte abbiamo i produttori, tutte multinazionali, che non vendono più, ma che sarebbero ben felici di fornire le apparecchiature, gli impianti, la manutenzione, i reagenti, financo il personale, con modalità di rimborso legate al numero di prestazioni eseguite in un arco temporale predeterminato sulla base del trend, ma dinamicamente impostato sull’effettiva  produttività rilevata anno per anno. Vuol dire che il contratto si basa su previsioni di erogazione delle prestazioni che, se errate per difetto, allungano i tempi contrattuali, se, al contrario, risultate troppo cautelative, li accorciano, ovviamente con un riposizionamento, in entrambi i casi, degli oneri relativi.

In tal modo il paradosso cade: la Sanità si adegua alle tecnologie up-to-date, i LEA salgono sensibilmente, i pazienti soffrono e muoiono di meno, i produttori vendono, la rete macina e l’occupazione cresce: tutto questo senza la necessità di investimenti definiti attualmente improponibili, ma che, paradosso nel paradosso, risulterebbero enormemente più bassi a fronte dei volumi espressi.

Eliminazione delle farmacie distrettuali e ospedaliere e adozione del monodose.

Sulle farmacie distrettuali è stato già lanciato il piano di Distribuzione per Conto (DPC) presso le farmacie pubbliche, con grandi risparmi e notevoli vantaggi per il cittadino, il quale, al di là dei rigurgiti burocratici che gli impongono un ritiro previa prenotazione, per alcuni farmaci non deve più recarsi nell’unica farmacia del Distretto Sanitario, che, peraltro, è costretta a stoccare farmaci spesso di alto costo in assenza di una seria pianificazione e spesso con lotti di riordino automatici.

Stesse problematiche affliggono le farmacie ospedaliere, che hanno stanze di farmaci e non utilizzano il LIFO/FIFO (LAST IN FIRST OUT / FIRST IN FIRST OUT) , per cui si trovano a prelevare gli ultimi farmaci arrivati con obsolescenza di quelli più vecchi; inoltre non c’è la possibilità di scambio tra strutture, per cui eventuali carenze in un nosocomio non vengono sanate dalle ridondanze di un altro. Sempre con un occhio alla salvaguardia dei livelli occupazionali, che peraltro, si avvantaggeranno della graduale contrazione della categoria per sbloccare il turn over, al di là degli armadi di reparto, che conterrebbero i farmaci indispensabili di pronto uso, una logistica specializzata, da tempo abituata al puntuale e rapido riassortimento di centinaia di farmacie private, manterrebbe in equilibrio le scorte minime, evitando l’annoso e funesto fenomeno degli ordini automatici, che spesso partono anche in presenza di massicce riserve di farmaci. I risparmi previsti, enormi, nascono dall’eliminazione degli attuali sprechi dovuti a incuria, sottrazione, cattiva gestione delle scadenze, riordini automatici, mancanza di coordinamento tra plessi, ed altro.

La logistica del farmaco concerne non solo l’automazione dei cicli acquisto–distribuzione–stoccaggio, ma anche quelli di diagnosi–prescrizione-somministrazione, con riduzione drastica dell’intervento umano, affidando l’intero processo ad un sistema “a prova di errore”, che parta dalla prescrizione della terapia in reparto, gestita attraverso il bracciale RFID del paziente per visualizzare la sua storia clinica. La terapia, inviata al robot centrale che gestisce il farmaco monodose, viene caricata su carrelli di reparto robotizzati e somministrata in maniera assolutamente sicura mediante i trasponder che identificano bi-univocamente il letto e la bustina dei farmaci. Il risparmio del monodose, anch’esso installabile tramite il project financing, può essere con ragionevole certezza attestato sull’ordine di diverse centinaia di milioni.

De-materializzazione documenti.

Relativamente alla eliminazione o de-materializzazione della carta, il risparmio viene generato eliminando i costi palesi o occulti della gestione dei documenti e dell’informazione, come, ad esempio:

  • Spazi fisici (ci sono fino a 140 copie dello stesso documento in giro).
  • Stampe.
  • Toner per stampe.
  • Fotocopie.
  • Toner per fotocopie.
  • Ore lavorative per copie.
  • Ore lavorative per ricerca.
  • Addetti agli archivi.
  • Addetti al trasporto.
  • Tonnellate di carta inutile.
  • Ore lavorative per l’accesso ai fascicoli.
  • Ore lavorative per inventariare la consistenza dell’archivio.
  • Ore lavorative per il movimento fisico dei fascicoli.
  • Ore lavorative per il trasporto dei fascicoli da archivio ad ufficio richiedente.
  • Ore lavorative per  lo scarto della documentazione.
  • Costo del non allineamento alle vigenti normative relative a documento elettronico e firma elettronica applicati  ai documenti cartacei fisicamente conservati.
  • Riduzione degli spazi di consultazione delle pratiche.
  • Aumento della velocità di classificazione, reperibilità e ricerca.
  • Creazione di cartelle virtuali.
  • Consultazione di tutto l’archivio anche a distanza.
  • Riduzione dei costi dovuti alla mancanza di controllo degli accessi alla documentazione.
  • Riduzione dei costi dovuti agli errori di archiviazione nei fascicoli.
  • Riduzione dei costi dovuta alla facile duplicabilità di fascicoli.
  • Riduzione dei costi dovuta alla facilità di invio a terzi di informazioni.
  • Riduzione della carta adoperata.
  • Riduzione dei costi di manutenzione delle fotocopiatrici.
  • Riduzione dei costi di manutenzione delle stampanti.
  • Riduzione dei costi dovuta all’utilizzazione della firma digitale.
  • Riduzione dei costi dovuta alla sicurezza nella protezione dei fascicoli.
  • Riduzione dei costi dovuta alla possibilità di copie di sicurezza in casseforti o in luoghi diversi.
  • Riduzione dei costi dovuta all’esigenza di rispondere in tempo reale alle richieste del Magistrato o dell’Autorità Giudiziaria.
  • Riduzione dei costi dovuta alle sanzioni amministrative o penali per mancato ritrovamento di documenti.
  • Riduzione dei tempi e ed eliminazione dei costi (carburante, parcheggio, pedaggi, etc.) per la consegna delle pratiche c/o gli sportelli della PA.

Giusto per un imprinting dei concetti:

  • Un Ente Pubblico di media grandezza riceve ed invia circa 150.000 documenti cartacei /anno.
  • Ogni documento è composto in media da 3 fogli e viene riprodotto da 9 ad 11 volte (sono stati riscontrati picchi di 140 copie), per un costo medio a documento pari a € 181.
  • Un Ente pubblico di media grandezza consuma dunque 4.500.000 fogli/anno pari a circa 9.000 risme di carta/anno e a 750 metri/anno di carta per la produzione dei quali sono necessari:
  • 56 alberi
  • 1.500.000 litri di acqua
  • 18.000 KWh di energia elettrica

e si producono:

  • 18.000 kg CO2

Uno studio della Gartner Inc. (2) ha rivelato che:

  • l’80/85% delle informazioni aziendali risiede in documenti cartacei;
  • almeno il 3% dei documenti non è archiviato correttamente;
  • il 7,5% dei documenti viene perduto;
  • il tempo dedicato alla classificazione, ricerca ed inoltro dei documenti è pari a:
  • 8-10% per i Manager;
  • 15-25% per gli addetti di settore;
  • fino al 35% per le attività di segreteria;
  • Le Aziende spendono circa:
  • 15,00 € per archiviare un documento;
  • 100,00 € per recuperare un documento archiviato male;
  • 120,00 € per riprodurre un documento perduto;
  • 2,5/anno € per conservare una pratica.

Risulta immediatamente evidente che, applicando a tale settore l’innovazione finanziaria di cui abbiamo parlato, il costo di esercizio per ciascun bilancio, durante il numero di anni necessario ad ammortizzare l’investimento, sarebbe di gran lunga inferiore a quello palese e/o occulto sostenuto oggi. Anche in questo caso è sufficiente la leva finanziaria per spalmare su un numero congruo di esercizi l’eventuale investimento iniziale.

La de-materializzazione si accompagna alla eliminazione della gestione dei documenti conservabili per legge, stivabili presso terzi o, in alternativa, presso siti centralizzati, con grandi risparmi in termini di costi vivi, palesi e occulti, e di efficientamento del sistema. La de-materializzazione documentale di tutti gli enti pubblici campani genererebbe occupazione per qualche migliaio di persone per una diecina di anni.

Porta Unica di Accesso.

L’utente, da qualunque punto chiami, qualsiasi dispositivo o canale adoperi, telefono, Internet, PDA, palmare, notebook, tablet,  TV, VOIP, Digitale Terrestre, Satellitare, entra in contatto con l’organizzazione e viene immediatamente instradato. Nella Porta Unica di Accesso sono riunite le attività di CRM, Call/Contact Center, URP, CUPT, CUPD , Percorsi Ambulatoriali Complessi e Coordinati, Centro di ascolto , health report delivery, laboratory instant reply, Wiki (Vocabolario Termini Sanitari), tele/video compagnia, soccorso e sicurezza, informazioni sui servizi offerti da associazioni di volontariato e da una serie di enti, attivazione contatti con MMG, PLS o strutture ospedaliere.

Rete Campania Salute: modalità di attuazione

Sarebbe auspicabile un organismo centrale che conduca un’analisi approfondita dello stato dell’arte reale delle realtà campane, sincronizzandola con gli obiettivi strategici e partorendo un piano globale che deve consentire il rilascio graduale degli obiettivi in essi contenuti, basati su priorità politiche, strategiche, economiche e finanziarie. La popolazione deve avvertire il cambiamento, quindi basta, solo per fare un esempio, che la nostra vecchietta effettui il prelievo e riceva il risultato immediato direttamente a casa perché si cominci a parlare di  metamorfosi: priorità politiche.

Tutte le scelte operate debbono tener conto dei delicati equilibri che si sono instaurati stratificandosi nel tempo, fino a determinare un’inestricabile glomerulo di interessi, anche leciti, che si rende necessario dipanare con la dovuta cautela.

Ovviamente il tutto è accompagnato da un complesso e poderoso piano di formazione, che comprenda, accanto ai corsi di natura tecnica, quelli motivazionali e manageriali. Un tale piano innovativo può essere gestito solo da risorse manageriali che abbandonano i vecchi schemi o il posto di lavoro. Da studiare l’attivazione di vere e proprie “materie” scolastiche, per ogni ordine di scuola, relative alla prevenzione, prima fra tutte quella alimentare, che deve coinvolgere insegnanti e genitori. Non guasta la creazione di figure professionali di alto livello (laurea triennale e/o specialistica) specifiche del settore.

La Regione ha necessità di recuperare anche l’immagine a livello nazionale e internazionale, per cui le iniziative elencate debbono costituire attività di grande impatto; naturalmente i canali comunicativi devono dare ampia diffusione a tali eccellenze.

Rete Campania Salute: la rete che cresce e funziona

Le brevi note sopra riportate non pretendono, ovviamente, di essere esaustive, non rivendicano caratteri di originalità o paternità, né sottendono posizioni cattedratiche o carismatiche; sono delle riflessioni che forse possono aiutare il difficilissimo cammino che le Istituzioni devono affrontare per riportare i livelli di vivibilità e di spesa nell’alveo corretto. A costo, tuttavia, di risultare pleonastici o scontati, si sottolinea che ogni singola componente dell’elenco redatto acquisisce un’importanza strategica ai fini del raggiungimento di tale obiettivo. Risulta fondamentale, a tale scopo, l’affiancamento a risorse adeguate, professionisti che compendino le sufficienti caratteristiche di competenza, fidelizzazione, trasparenza e managerialità.

Un pilastro fondamentale della rinascita della Sanità in Campania è la fortissima sinergia che può instaurarsi tra pubblico e privato, spesso visto come saprofita del sistema, ma che in realtà, che si accetti o non, ne costituisce struttura portante.

Ovviamente quelli riportati sono solo alcuni dei progetti partoriti e le modalità innovative sfiorano appena la vasta gamma di soluzioni, che investono l’occupazione, la tecnologia, la comunicazione, il risparmio.

Attorno a questo progetto possono coagularsi forze sane, composte da professionisti, aziende, associazioni, cittadini, famiglie, Istituzioni, che, oltre a credere in ciò che esso rappresenta e nei suoi presupposti innovativi, sono pronti a fare la loro parte per sostenere, con l’energia dei propri proseliti, qualunque forza intenda intraprendere la strada del cambiamento.

[1] Osservatorio sul Documento Digitale; Infocamere 2006

[2] Document Management: Assessing Costs and Benefits; Gartner Inc. Settembre 2000

Responsabile:  E  mail : salute@fondazioneadastra.it

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